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Il rifiuto non esiste

Il rifiuto non esiste

Visita al recente impianto di digestione anaerobica e compostaggio di Sogliano Ambiente.

La nostra visita inizia in una soleggiata giornata primaverile. Per raggiungere la sede dell'impianto dobbiamo attraversare un gradevolissimo paesaggio di dolci colli che si aprono e si chiudono in continuazione alla vista e che quasi “nascondono” l'impianto ad uno sguardo poco attento.

Siamo a Sogliano al Rubicone, piccolo paese romagnolo di circa 3000 abitanti che grazie al recupero e smaltimento dei rifiuti ha potuto riscattarsi e dare una sferzata alla propria economia. Grazie alla Sogliano Ambiente, infatti, molti cittadini di Sogliano al Rubicone hanno potuto trovare un’occupazione stabile e molte famiglie non sono state costrette a migrare verso altre località.

Sogliano Ambiente è una società conosciuta ai più per la gestione del “Polo impiantistico Ginestreto”. Detto polo è adibito principalmente al recupero dei rifiuti, l’impianto di digestione anaerobica riceve e recupera FORSU mentre l’impianto di Preselezione separa e valorizza materie “secche” (carta, cartone, plastica, alluminio e vetro). Parte integrante del polo Ginestreto è una discarica per rifiuti speciali al servizio degli impianti di recupero e dove vengono smaltite altre tipologie di rifiuti non recuperabili altrimenti. Il polo Ginestreto è stato tra i primi poli impiantistici che hanno approcciato la questione rifiuti in termini non solo di smaltimento, ma soprattutto come  risorsa per il territorio in termini occupazionali, di recupero di materia ed energetico. La nostra visita a Sogliano è però per visitare l'impianto di digestione anaerobica e compostaggio attivo dagli inizi del 2013.

L'impianto è estremamente ordinato e tutte le lavorazioni vengono effettuate al chiuso per non emetterebbe sgradevoli odori. Le lavorazioni di pretrattamento vengono effettuate in capannoni mantenuti in depressione per garantire che gli odori non escano e si disperdano nell'ambiente.

È il responsabile dell’impianto, dott. Paolo Di Giovanni, che ci descrive il processo di trasformazione del rifiuto nelle varie fasi che lo compongono: “Si parte dall’area di ricezione, dove i camion colmi di rifiuti, vengono prima pesati e poi svuotati tramite caricatori che provvedono ad alimentare un aprisacco e un trituratore della Doppstadt. Il materiale triturato viene posizionato in due aie di stoccaggio. Abbiamo una terza aia di stoccaggio adibita al verde. Il rifiuto verde serve per dare maggiore porosità ai cumuli di rifiuti prima della fase aerobica”.

L’impianto ha una dimensione di 12.000 m2 al chiuso ed è dotato di due biofiltri da 750 m2 l’uno che servono ognuno un’area dedicata e permettono di trattare tutta l’aria dell’impianto. Il biofiltro nord è adibito al trattamento dell’aria della sezione di ricezione e della parte anaerobica, mentre il biofiltro sud è destinato alle biocelle per il compostaggio aerobico e alle aie di maturazione. Inoltre l’impianto è dotato di recupero di energia e tutto il calore viene sfruttato per mantenere a 40 gradi l'impianto anaerobico e scaldare la palazzina uffici.

“Abbiamo scelto una tecnologia a secco – continua il responsabile – perché ci garantiva una maggior flessibilità nella gestione del rifiuto”. Il trattamento anaerobico della frazione organica dei rifiuti è effettuato in 11 digestori da 1.000 mc l’uno di volumetria, lunghi 30 metri, alti 5 m e larghi 7 m. I biodigestori vengono riempiti per metà con il materiale già digerito nel precedente ciclo, miscelato con il 50% di rifiuto fresco, che possiede il carbonio per attivare la produzione di metano, mentre il digestato è importante per attivare velocemente la fermentazione anaerobica ed avere in tempi rapidi il gas. Il ciclo completo affinché il materiale venga digerito è di 28 - 30 giorni. Successivamente il biodigestore viene aperto e poi svuotato. Metà materiale viene trasferito nei biotunnel dove viene fatto asciugare e viene igienizzato raggiungendo una temperatura media di 55 – 60 gradi. L’ultimo passaggio del prodotto è nelle aie di maturazione dove il materiale viene lasciato per una quarantina di giorni. Queste aie sono dotate di platee con insufflazione di aria per non far riattivare la fermentazione anaerobica. Tutto il ciclo prevede almeno 90 giorni: 28 nella fase anaerobica, 23 nella prima fase di compostaggio, o di igienizzazione, 39 nell’ultima fase. Tutto il trattamento garantisce l’eliminazione di odore sgradevole dal prodotto finale. Alla fine del processo il prodotto (compost) viene analizzato per verificare che rispetti i parametri di ammendante compostato per l’utilizzo in agricoltura.

Tutto il sistema è completamente automatizzato e tenuto sotto controllo da un sistema software particolarmente sofisticato in grado di verificare tutti i parametri durante tutte le fasi del processo.

Il tetto del capannone è inoltre ricoperto da un impianto fotovoltaico per la produzione di energia rinnovabile che viene utilizzata dall’azienda.


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