CAMEC 2021
Il 50% dei cittadini Ue potrebbe diventare produttore di energia

Il 50% dei cittadini Ue potrebbe diventare produttore di energia

La metà della popolazione dell’Unione europea, circa 264 milioni di persone, potrebbe produrre la propria elettricità autonomamente e da fonti rinnovabili entro il 2050, soddisfacendo così il 45 per cento della domanda comunitaria di energia. 

È quanto dimostra il report scientifico “The Potential for Energy Citizens in the European Union”, redatto dall’istituto di ricerca ambientale CE Delft. Il mercato dell’energia si sta muovendo dalle fonti fossili e il nucleare verso le energie rinnovabili, ma sta anche cambiando il sistema produttivo. Al vecchio modello centralizzato dominato dalle grandi aziende sta subentrando un modello in cui i cosiddetti energy citizens possono produrre la propria energia e collaborare anche nella gestione della domanda.

Gli energy citizens

Per energy citizens si intendono gli individui o le famiglie che producono energia o gestiscono in maniera flessibile, individuale o collettiva, la propria domanda di energia. Una definizione valida anche per enti pubblici come città e edifici comunali, scuole, ospedali o edifici di proprietà del governo, così come le piccole e medie imprese con meno di 50 dipendenti. Senza l’apporto di questi attori, la transizione verso un sistema 100 per cento rinnovabile non sarà possibile. Ma purtroppo ancora oggi coloro che vogliono produrre la propria energia incontrano ostacoli significanti. In tutta l’Unione europea esistono infatti esplicite restrizioni legali, esagerate procedure amministrative e tariffe penalizzanti che ostacolano e rallentano la transizione energetica verso un modello rinnovabile e decentrato. Con il giusto quadro legale a livello europeo, gli energy citizens potrebbero contribuire per una quota importante all’energia prodotta in Europa e fornire anche la necessaria flessibilità al sistema energetico attraverso la gestione della domanda.

Il metodo

Sinora i dati a disposizione sugli energy citizens sono stati piuttosto limitati. Per cercare di avere un quadro più chiaro su questo fenomeno Greenpeace, la Federazione Europea per le Energie Rinnovabili (EREF), Friends of the Earth Europe e REScoop.eu hanno commissionato all’istituto di ricerca ambientale CE Delft un rapport scientifico per calcolare il potenziale degli energy citizens in Europa. Il rapporto “The Potential for Energy Citizens in the European Union” utilizza lo scenario “Energy Revolution” [1] di Greenpeace che elabora un sistema energetico globale al 2050 basato completamente sulle energie rinnovabili. La pubblicazione poggia anche su dati esistenti a livello di Stati membri sul tema degli energy citizens e tiene conto dell’attuale situazione economica e dell’attitudine verso i temi delle energie rinnovabili e dei cambiamenti climatici.

Energy citizens per un mondo 100% rinnovabile

Il rapporto stima quanti sono a oggi gli energy citizens e quanti potrebbero essere nel 2030 e nel 2050, con dati sia a livello comunitario che relativi a ogni singolo Stato membro. Questa stima si riferisce al numero di energy citizens che si potrebbe raggiungere mettendo in campo le giuste norme legislative. Si nota come, entro il 2050, circa il 50 per cento della popolazione dell’Unione europea - circa 264 milioni di persone - potrebbe produrre autonomamente la propria energia. Queste persone potrebbero produrre 611 Twh di elettricità nel 2030 e 1557 Twh nel 2050. In termini percentuali, nel 2030 la produzione domestica potrebbe soddisfare il 19 per cento della domanda di elettricità nell’Ue, percentuale che salirebbe al 45 per cento nel 2050. Sarebbe un contributo significativo per raggiungere gli obiettivi che l’Unione Europea si è prefissata per il 2030 in tema di rinnovabili. Un passaggio fondamentale per puntare a un sistema energetico 100 per cento rinnovabile. Secondo il rapporto, considerando la popolazione dei singoli Stati, la Svezia sarebbe in proporzione il Paese leader, con il 79 per cento dei cittadini che potrebbe produrre elettricità nel 2050, mentre la Lettonia ha il più alto potenziale in termini di capacità di generazione nelle mani dei cittadini, con la produzione domestica che potrebbe coprire l’83 per cento della domanda di elettricità nel 2050. Sono disponibili i dati per ogni Paese all’interno dei risultati dello studio. Il rapporto mostra anche il potenziale delle diverse tipologie di energy citizens. Nel 2050 progetti collettivi e cooperative energetiche contribuiranno per il 37 per cento dell’energia prodotta dai cittadini, mentre la piccola e media impresa per il 39 per cento, gli impianti domestici avranno un contributo pari al 23 per cento e gli enti pubblici appena l’1 per cento.

I dati italiani

Analizzando i risultati relativi al nostro Paese, si prevede che nel 2050 2 italiani su 5 contribuiranno alla produzione di energia. Si potrebbe arrivare così, entro questo anno, a produrre il 34 per cento del totale dell’elettricità grazie alle fonti rinnovabili distribuite. In particolare, in relazione alla suddivisione tra categorie, il 25 per cento degli energy citizens saranno piccole e medie imprese, mentre il contributo più importante arriverà dagli impianti domestici e dalle cooperative, entrambe con un impatto del 37 per cento. Il restante 1 per cento sarà legato agli enti pubblici. A fronte di grandi potenzialità, l’Italia sembra però andare in direzione diametralmente opposta. Con alcuni recenti provvedimenti come la riforma della tariffa elettrica, si sono infatti inseriti degli ostacoli all’autoproduzione e all’autoconsumo anziché favorire la crescita del fenomeno degli energy citizens. A testimonianza di ciò, il report di Greenpeace Italia “Rinnovabili nel mirino” [2] evidenzia come il governo Renzi stia ostacolando il settore delle rinnovabili, con provvedimenti che stanno disincentivando il consumo e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Se infatti nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150 mila nuovi impianti fotovoltaici, nel 2014 - anno di insediamento del governo Renzi - i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722. Un crollo che rispecchia la scarsa appetibilità dell’Italia per gli investitori, causata dall’incertezza normativa che regna sovrana da anni in tema di energie rinnovabili più che dalla mancanza di incentivi.

Gli energy citizens come “sistemi di accumulo”

Il rapporto studia anche il contributo che i cittadini potrebbero apportare in termini di gestione della domanda con l’uso di batterie, veicoli elettrici e elettrodomestici “intelligenti”. I risultati dimostrano che 7 europei su 10 potrebbero essere parte attiva nella gestione della domanda energetica. In questo modo i cittadini produttori di energia potrebbero sbloccare 1494 GWh di accumuli di elettricità nel 2030 e 10490 GWh nel 2050. Questi accumuli ridurrebbero in maniera significativa i picchi di sistema e assicurerebbero energia di back-up pulita e economica.

Raggiungere il potenziale

Il rapporto redatto da CE Delft mostra il potenziale di crescita degli energy citizens, assumendo però che sia in vigore un corretto sistema legislativo che incoraggi tale crescita. Ci sono due grandi opportunità nel 2016 affinché tale contesto normativo venga elaborato: la revisione della Direttiva sulle Energie Rinnovabili e l’iniziativa di Market Design.

In particolare, Greenpeace ritiene che la direttiva comunitaria sulle energie rinnovabili dovrebbe:

• garantire il diritto all’autoproduzione e all’autoconsumo, prevedendo tariffe adeguate per i cittadini che immettono in rete l’elettricità prodotta in eccesso, che utilizzano i sistemi di accumulo e sono impegnati nella gestione della domanda;

• garantire priorità di accesso alla rete a tutti i progetti presentati da energy citizens;

• continuare a prevedere l’esenzione dagli aiuti di stato per progetti legati alla generazione distribuita, a prescindere dalla grandezza del progetto;

• semplificare le procedure amministrative per chi vuole produrre la propria energia in maniera diretta o tramite cooperative energetiche;

• incoraggiare metodi di finanziamento innovativi per progetti di generazione diffusa;

• prevedere per gli Stati membri la presenza nei “piani d’azione per le energie rinnovabili al 2030”, di piani di sviluppo della generazione distribuita, con relativi obiettivi nazionali.

[1] http://www.greenpeace.org/international/Global/international/publications/climate/2015/EnergyRevolution-2015-Full.pdf

[2] http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Rinnovabili-nel-mirino/

 


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