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La gestione dei rifiuti a Roma

La gestione dei rifiuti a Roma

Produzione dei rifiuti urbani, raccolta differenziata, fabbisogno e dotazione impiantistica della Capitale. Galletti ribadisce la necessità della costruzione di un termovalorizzatore.

Il Ministro Galletti in audizione al Senato sulla gestione dei rifiuti a Roma.

Produzione dei rifiuti urbani: raccolta differenziata e indifferenziata

"Nell’anno 2014 nel Comune di Roma Capitale sono state prodotte, come indicato nel Rapporto Rifiuti ISPRA 2015, 1.719.848 tonnellate di rifiuti urbani, pari a più del 55% della produzione rifiuti dell’intera Regione Lazio. La quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato è stata di 605.110,5 tonnellate (35,2%), mentre le restanti 1.114.738 tonnellate di rifiuto indifferenziato sono state avviate all’impiantistica di trattamento. Sebbene per il 2015 non siano ancora disponibili dati ufficiali di ISPRA, i quantitativi di rifiuti urbani prodotti da Roma sono sostanzialmente allineati con quelli del 2014 (1.700.768 t), di cui si stima la produzione di circa 700.320 tonnellate di differenziata (41,17%) e 1.000.448 tonnellate di rifiuto indifferenziato. Roma nel 2014 ha prodotto 202.130 t di frazione organica, e per il 2015, essendo incrementata la percentuale di differenziata, si stima un valore sicuramente superiore.

Fabbisogno e dotazione impiantistica della Capitale

Per la gestione dell’indifferenziato, Roma è servita da 4 impianti TMB (2 di AMA e 2 della GIOVI-COLARI) che complessivamente sono autorizzati a trattare 3.000 t/g per 6 giorni a settimana. Occorre evidenziare che circa 300 t/g della capacità impiantistica esistente a Roma è destinata a trattare anche i rifiuti provenienti da Ciampino, Fiumicino e Città del Vaticano. Considerando un quantitativo annuo di rifiuto indifferenziato pari a 1.000.448 t, a Roma si producono giornalmente (ripartendo i quantitativi delle domeniche nei restanti 6 giorni della settimana, e considerando quindi 312 g/anno) 3.206 tonnellate di rifiuti indifferenziati da destinare al trattamento. Pertanto, è evidente un deficit di capacità impiantistica di trattamento, pari a circa 500 tonnellate/giorno, che trova comunque copertura in altri impianti. Per il trattamento della frazione umida è attivo l’impianto di Maccarese da 30.000 tonnellate annue, che evidentemente non copre - se non in minima parte - il fabbisogno attuale pari a circa 200.000 t/a. Un fabbisogno destinato a incrementare sensibilmente col progredire della raccolta differenziata, attualmente ferma a percentuali al di sotto degli obiettivi di legge. Nel resto della Regione Lazio operano anche altri impianti, ma nel loro insieme anch’essi non riescono a soddisfare le esigenze complessive regionali. Sulla base del quadro ricognitivo aggiornato, effettuato dalla Regione Lazio, nell’ambito della procedura di infrazione comunitaria che ha visto lo Stato condannato per non aver realizzato nella Regione una rete integrata ed adeguata per la gestione dei rifiuti, viene stimata in 250.500 t/anno la capacità impiantistica attuale (di cui solo 70.500 effettivamente operativa). Il fabbisogno residuo di compostaggio da soddisfare su scala regionale nelle condizioni di regime (ovvero al 65% di raccolta differenziata in cui si prevede di intercettare almeno 750.000 t/anno di organico) ammonterebbe a circa 500.000 t/anno, secondo le stime del DPCM 7 marzo 2016  ai sensi  dell’articolo 35, comma 2 del c.d. “Sblocca Italia” (Misure per la realizzazione di un sistema adeguato e integrato di gestione della frazione organica dei rifiuti urbani). Sebbene risulti in corso il procedimento autorizzativo presso la Regione su due impianti di compostaggio, che possono sopperire alle esigenze impiantistiche della Capitale, le tempistiche per la loro eventuale realizzazione e operatività non sono sicuramente brevi. Per quanto riguarda il fabbisogno di incenerimento, solo una parte dei rifiuti trattati in uscita dai TMB di Roma vengono portati agli impianti di termovalorizzazione di San Vittore e Colleferro, gli unici operativi nella Regione, non sufficienti a soddisfare l’attuale fabbisogno. Nel caso di specie, è in atto un contraddittorio tra i gestori degli impianti di TMB e la Regione Lazio a causa di una carenza di impianti di incenerimento a cui inviare il CSS prodotto, che non permette la continuità e l’efficienza del servizio svolto dai TMB stessi. Pertanto, per chiudere il ciclo dei rifiuti limitando al minimo il ricorso al conferimento in discarica, la Regione deve puntare sullo sviluppo della raccolta differenziata, e potenziare la capacità impiantistica di incenerimento per il recupero energetico delle frazioni secche non riciclabili, secondo quanto indicato dall’emanando d.P.C.M. 10 agosto 2016, ai sensi dell’articolo 35, comma 1, del c.d. “Sblocca Italia” (firmato il 10 agosto 2016 e trasmesso l’11 agosto ai competenti organi di controllo per il seguito di competenza), che prevede la necessità di realizzare un nuovo impianto di incenerimento con una capacità pari a 210.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati, salvo che il Piano Regionale non venga aggiornato prevedendo diverse soluzioni. Con la chiusura di Malagrotta avvenuta nel 2013, tra l’altro, si è determinata la carenza di una discarica di servizio ove conferire i rifiuti residui dal trattamento dei TMB che non possono o non vengono avviati a recupero o incenerimento. Attualmente il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata ha concorso a mantenere elevati i quantitativi dei rifiuti prodotti dalla Capitale da avviare a smaltimento, circa 500.000 t/anno, ovvero circa il 50% dell’attuale fabbisogno di discarica dell’intera Regione Lazio (quantificato nel piano del fabbisogno impiantistico approvato con Deliberazione di Giunta Regionale n. 199 del 2016 in circa un milione di tonnellate l’anno).

Criticità del sistema

È compito di Roma Capitale, per il tramite anche della sua in-house AMA S.p.A. laddove stabilito, avviare le diverse frazioni di rifiuto provenienti dalla raccolta di rifiuti urbani anche differenziati ad impianti in possesso delle necessarie autorizzazioni, nel rispetto dei principi di prossimità, economicità e sostenibilità ambientale. Ciò per  garantire alle utenze un servizio adeguato e commisurato alla tariffa corrisposta, che vede in Roma Capitale costi specifici annui pro capite più elevati rispetto ai valori medi degli altri comuni (come emerge dai dati indicati da Ispra nel Rapporto Rifiuti 2015). La stessa AMA ha infine inteso chiarire che l’attuale situazione di criticità è dovuta sia al “deficit infrastrutturale cronico della città di Roma e della Regione Lazio”, e sia ad altre “ben più complesse e articolate ragioni”, di cui questo Ministero non è a conoscenza. È chiara dunque l’estraneità di questo Ministero sugli specifici aspetti attinenti alla determinazione di una rete integrata e adeguata di impianti ed al rilascio delle relative autorizzazioni di competenza regionale, nonché alla corretta gestione del servizio di raccolta. Tuttavia, dato anche il rilievo istituzionale delle vicende occorse, con nota del 2 agosto scorso il Ministero ha chiesto alla Regione Lazio di eseguire, anche con il supporto tecnico di ARPA Lazio, i necessari controlli sulla corretta operatività di tutti gli impianti, per verificare oltre che l’efficacia del trattamento, anche la tipologia dei rifiuti in ingresso ed uscita, producendo una relazione riepilogativa sugli esiti delle verifiche condotte. Allo stato attuale, non essendo stati ancora acquisiti tutti gli elementi richiesti, questo Ministero ha provveduto ad inoltrare debito sollecito ai competenti uffici regionali. In particolare, il 6 settembre 2016 il Ministero dell’ambiente ha sollecitato la Regione a inoltrare il resoconto sulle verifiche dell’impiantistica di Roma, nonché ribadito la necessità di integrare ed adeguare le previsioni del Piano del fabbisogno, propedeutico alla stesura nel nuovo Piano Rifiuti, secondo le disposizioni previste nei d.P.C.M. attuative dell’art. 35, commi 1 e 2, dello “Sblocca Italia”, nel rispetto del principio della gerarchia dei rifiuti.

Procedure di infrazione

La Regione Lazio è destinataria di 2 procedure di infrazione: quella sulle Discariche abusive (Causa C196/13) e quella relativa alla gestione dei rifiuti e al rispetto dell’articolo 6 della Direttiva 2008/98/CE (Causa C323/13). La Regione Lazio ha provveduto ad effettuare nei mesi di luglio e agosto tramite Arpa Lazio i sopralluoghi in tutti gli impianti regionali, al fine di verificare la cessazione dei conferimenti del tal quale in discarica; gli esiti di queste verifiche sono stati trasmessi dalla Regione in questi giorni. Per quanto attiene alla creazione di una rete integrata ed adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti urbani in Regione, da una recente ricognizione effettuata sull’impiantistica di trattamento dei rifiuti, il relativo fabbisogno è stato soddisfatto, e non occorre pertanto realizzare ulteriori TMB. Le risultanze delle misure adottate sono state debitamente trasmesse alla Commissione Europea, e sono attualmente al vaglio delle Autorità comunitarie.

Aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti

La Regione Lazio ha approvato il 22 aprile scorso la “Determinazione del Fabbisogno”, propedeutico al successivo aggiornamento del Piano di gestione dei Rifiuti. Sul documento allo stato è in corso un positivo confronto con i competenti uffici regionali, per addivenire ad una condivisione degli obiettivi".


Minini