Crisi idrica 2017: la situazione più grave è al Nord

L’Emilia Romagna è la regione con la più grave crisi idrica del Paese. 

Crisi idrica 2017: la situazione più grave è al Nord

Mentre l'attenzione mediatica si concentra sulle prospettive d’utilizzo delle acque del lago di Bracciano nel Lazio, resta l’Emilia Romagna, la regione con la più grave crisi idrica del Paese: l’invaso di Mignano, in provincia di Piacenza, è sceso a 700.000 metri cubi, riserva considerata indispensabile per l’uso idropotabile nell’area e di conseguenza sono stati sospesi i prelievi per l’irrigazione; analogamente succederà entro breve al vicino bacino del Molato, contenente ormai solo circa 250.000 metri cubi d’acqua, pari al 5% della capienza. Duplice è il danno per l’agricoltura: la carenza d’acqua per l’irrigazione non solo ha pregiudicato i raccolti, ma ha condizionato fortemente le semine, impedendo, ad esempio, quelle di mais dolce, pomodori e fagiolini.

Al Nord, il lago di Garda contiene circa il 31% della capienza, mentre scendono rapidamente i livelli anche dei laghi di Como, di Iseo (abbondantemente sotto le medie stagionali) e Maggiore. Nel bresciano, il lago d'Idro può garantire acqua alle campagne ancora per una settimana.

In Toscana, l’emergenza idrica, iniziata nel Grossetano, ha raggiunto la parte Nord della regione, coinvolgendo, in primis, il lago di Massaciuccoli, conosciuto nel mondo come “il lago di Giacomo Puccini”, dove continua a scendere il livello dell'acqua (-30 centimetri sotto il livello del mare), tanto da rendere necessaria l’eccezionale sospensione dell'approvvigionamento irriguo per salvaguardare la “salute” del lago ed evitare che l'aggravamento dello sbilancio idrico favorisca l'ingresso di acqua salata. 

Al CentroSud, gli invasi registrano mediamente un 30% di acqua in meno rispetto allo scorso anno; le regioni più “assetate” risultano la Calabria e la Basilicata.

La situazione nelle regioni centro meridionali – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI)è complessivamente meno grave che al Nord grazie alla presenza di invasi a riempimento pluriennale, realizzati nei decenni scorsi grazie alla Cassa del Mezzogiorno. Ciò conferma la necessità del Piano Nazionale degli Invasi, da noi proposto insieme alla Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio #italiasicura e di cui chiediamo l’inserimento di un primo finanziamento nella prossima Legge di Stabilità. Abbiamo già pronti 218 progetti, i cui cantieri potrebbero essere avviati entro breve, per un importo complessivo di 3 miliardi e 300 milioni da inserire nella più ampia strategia per 2.000 bacini medio-piccoli con un impegno finanziario ventennale pari a 20 miliardi di euro. Di fronte ai cambiamenti climatici, non possiamo lasciare il futuro dei redditi agricoli e del made in Italy agroalimentare alle bizze di Giove Pluvio!” 

Crisi idrica Regione Umbria

La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha firmato martedì 18 luglio, l’ordinanza con la quale si fa divieto e si limita l'attingimento di acqua da numerosi corsi e corpi idrici della Regione. L'ordinanza è valida dalle ore 24 del giorno 19/07/2017 fino alle ore 24 del 30 settembre 2017, salvo revoca della stessa precedente a tale data. Con questo provvedimento, che fa seguito ai numerosi monitoraggi effettuati dal Servizio Risorse idriche e rischio idraulico della Regione Umbria negli ulti mesi, si vieta l’attingimento sia ai titolari di concessione di derivazioni che ai titolari di licenza di attingimento per uso irriguo, uso irriguo non prevalente e ad uso irriguo finalizzato a produzione agroenergetica, mentre le limitazioni di attingimento sono estese anche a colo che a qualsiasi titolo utilizzano fonti di approvvigionamento idrico, per gli stessi scopi, da laghetti collinari, invasi, ecc. ad esclusione di quelli del Lago Trasimeno, del Lago di Piediluco, del fiume Nera e del Velino, per i quali rimangono valide le prescrizioni impartite nelle autorizzazioni di attingimento o dalle norme in vigore. Sono esclusi dalle limitazioni anche gli enti che gestiscono reti irrigue pubbliche o coloro che prelevano da reti irrigue gestite da soggetti pubblici ed anche coloro che fanno uso di impianti a goccia per i quali il divieto di attingimento sarà in vigore nei giorni festivi fino alle ore 19.

Crisi idrica Marche

Nelle scorse settimane a Pesaro, nella sede dell’ex Genio Civile –Regione Marche, si è riunito il Comitato Provinciale di Protezione Civile sull'emergenza idrica in corso, composto da rappresentanti della Regione (Difesa del Suolo, Tutela delle Acque, Protezione Civile), Prefettura di Pesaro e Urbino, ATO di Pesaro, Vigili del Fuoco, Marche Multiservizi, ASET, ENEL. Il Comitato era presieduto da David Piccinini responsabile della Protezione Civile regionale.

Dopo aver analizzato i dati relativi ai volumi degli invasi ENEL e alle portate dei corsi d’acqua, si è verificato che, nonostante le azioni già intraprese (ordinanze sindacali per contenere i consumi, riduzione dei prelievi dagli invasi e riduzione dei rilasci), la quantità d’acqua presente negli invasi continua a ridursi a causa del calo di portata dei fiumi (Fiumi Candigliano e Metauro).

Inoltre, in questi ultimi giorni, si è manifestato un incremento preoccupante di alghe negli invasi che può compromettere l'efficienza dei potabilizzatori.

Per tali motivi il Comitato di Protezione Civile, al termine dell’incontro, all'unanimità, nel prendere atto dello stato di particolare criticità del sistema di approvvigionamento idrico conseguente al prolungato ed eccezionale periodo di siccità, ha concordato l'attivazione delle seguenti azioni:

- confermare la validità di tutti i provvedimenti già emanati per fronteggiare lo stato di emergenza idrica.

- ridurre i prelievi dai corsi d’acqua presenti nel bacino idrografico del fiume Metauro del 50 per cento rispetto alla portata concessa e autorizzata, ad esclusione dei prelievi idropotabili e di quelli utilizzati per l'abbeveraggio del bestiame.

- richiedere alla Regione Marche – Protezione Civile di provvedere all'apertura del pozzo Burano , proponendo un prelievo di circa 150-200 litri al secondo.

- richiedere a tutti gli organi di vigilanza di intensificare controlli e sanzionare gli eventuali prelievi abusivi

Durante l’incontro tenutosi a Roma presso l’Autorità di Bacino del Tevere, l'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici nel distretto idrografico ha dichiarato per il territorio delle Marche settentrionali lo scenario della "severità idrica alta", che prelude alla possibilità di richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza.

 

 

 


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