Recuperare i rifiuti dalle spiagge per riciclarli

Recuperare i rifiuti dalle spiagge per riciclarli

La Beach litter, ovvero, la spazzatura presente sulle spiagge, è stato oggetto di uno studio sulla riciclabilità delle plastiche. 

Da dove arrivano i rifiuti che troviamo sulle nostre spiagge? Sicuramente dalla nostra maleducazione. Cotton fioc, frammenti, oggetti e imballaggi sanitari, pellet, tappi e cannucce sono i rifiuti di plastica più presenti sulle nostre spiagge. A questi vanno aggiunti i mozziconi di sigaretta e altri rifiuti, quali imballaggi in vetro, metalli, ecc. “È necessario ricordare – dichiara Loris Pietrelli ricercatore dell’ENEA - che le plastiche arrivano da terra e quindi sono il risultato di una cattiva gestione rifiuti solidi urbani. Ad esempio, l’enorme quantità di cotton fioc rinvenuta lungo le spiagge rappresenta un “caso” emblematico soprattutto se si pensa che nei primi anni del 2000 la commercializzazione dei bastoncelli non biodegradabili era vietata”.

Nell’ambito della campagna Goletta Verde, l’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo, Legambiente ed Enea hanno promosso il primo campionamento delle plastiche presenti su alcune spiagge italiane, per valutarne la successiva riciclabilità. Le prime analisi sono state eseguite sui campionamenti svolti in due spiagge del litorale tirrenico, la spiaggia di Coccia di Morto in provincia di Roma e la spiaggia della Feniglia in provincia di Grosseto.

La raccolta dei campioni è stata effettuata secondo un protocollo messo a punto da Legambiente ed ENEA e la classificazione del beach litter è stata realizzata secondo i protocolli internazionali.

I dati raccolti sono stati elaborati in forma grafica per ciò che concerne:

-          Gli oggetti maggiormente presenti

-          Le attività di provenienza degli oggetti

-          La caratterizzazione polimerica dei campioni rinvenuti

Le analisi condotte sulle due spiagge mostrano come il totale di plastiche presenti (oltre il 90%) sia più elevato della media nazionale risultante dai monitoraggi beach litter di Legambiente, che è sempre intorno all'80% (80% nel 2015, 76% nel 2016, 85% nel 2017), in accordo anche con la letteratura che stima una variazione della presenza di plastica dal 70 al 90% a seconda dei casi.

I campioni raccolti rispecchiano le specificità delle due spiagge, che hanno caratteristiche differenti per tipologia, flusso di bagnanti, vicinanza ad insediamenti urbani/industriali, facilità di accesso. Nonostante ciò gli oggetti più presenti sono gli stessi rinvenuti nel resto delle spiagge italiane, come i cotton fioc e i “frammenti”, residui di materiali degradati dall’effetto della fotodegradazione e degli agenti atmosferici, non più identificabili univocamente. Il Polipropilene (PP) e il Polietilene (PE) sono i polimeri plastici maggiormente presenti in entrambe le spiagge ed insieme costituiscono rispettivamente il 79% (Coccia di morto) e il 66% del totale (Feniglia).

La riciclabilità

Come illustrato anche in precedenza, i risultati della caratterizzazione polimerica dei campioni hanno mostrato la prevalenza di PP e PE, un aspetto incoraggiante, dato che una loro presenza importante facilita la riciclabilità dei materiali rinvenuti sulle spiagge. 

Dopo la caratterizzazione, i materiali raccolti sono stati lavati e frantumati. La prevalenza di materiali termoplastici ha consentito l’estrusione (140-160°C) per ottenere i pellet costituiti dal mix di materiale riciclato.

I pellet sono stati utilizzati per creare i provini necessari eseguire la caratterizzazione meccanica (prove di sforzo) mediante un dinamometro. In particolare i provini sono stati eseguiti sia utilizzando il blend tal quale sia aggiungendo un polimero (HDPE), come plastificante, per migliorarne le caratteristiche meccaniche.

La caratterizzazione meccanica dei “blend” ottenibili mediante l’uso dei materiali polimerici raccolti lungo le spiagge ha permesso anche la loro comparazione con i materiali vergini, mostrando come con l’aggiunta del polimero HDPE i risultati tendano a quelli dei materiali vergini.

I risultati, sebbene preliminari, mostrano dati incoraggianti circa la qualità del blend ottenuto mescolando i rifiuti spiaggiati. La forte prevalenza di PP e PE rispetto gli altri polimeri, consente infatti di inserire nei blend anche quella quota minoritaria di polimeri la cui riciclabilità sarebbe più critica.

Ulteriore spazio di miglioramento è da ricercare nell’uso di plastificanti, compatibilizzanti ed eventuali fibre per migliorare ulteriormente le prestazioni meccaniche del mix di plastiche che è possibile ottenere.


SUM 2018