CAMEC 2021
L'UE istituisce dazi antidumping provvisori sui pannelli solari cinesi

L'UE istituisce dazi antidumping provvisori sui pannelli solari cinesi

Società UE altamente innovative sono attualmente a rischio immediato di bancarotta a causa della concorrenza sleale di esportatori cinesi, che hanno conquistato più dell'80% del mercato UE 

La decisione è il risultato di un'inchiesta seria ed approfondita e di ampi contatti con gli operatori del mercato. Data l'entità del mercato dei pannelli solari nell'UE e tenuto conto del volume delle importazioni di tali prodotti, è importante che l'istituzione del dazio non provochi perturbazioni su tale mercato. Sarà quindi adottato un approccio graduale: l'aliquota del dazio sarà fissata all'11,8% sino al 6 agosto 2013. A partire da tale data il dazio sarà quindi fissato al 47,6%, che è il livello necessario per eliminare il pregiudizio causato dal dumping all'industria europea.

La decisione è stata presa dopo un'inchiesta durata nove mesi, avviata nel settembre 2012 (MEMO/12/647), nel corso della quale la Commissione ha accertato che le società cinesi vendono pannelli solari all'Europa a prezzi assai inferiori al valore normale di mercato, danneggiando così considerevolmente i produttori UE di pannelli solari. Il valore equo di un pannello solare cinese venduto all'Europa dovrebbe essere più elevato dell'88% rispetto al prezzo cui è effettivamente venduto. Le esportazioni cinesi oggetto di dumping hanno esercitato un'indebita pressione sui prezzi del mercato UE, con importanti ripercussioni negative per i risultati finanziari ed operativi dei produttori europei. 

I dazi verranno istituiti in due fasi: un'aliquota dell'11,8% per i primi due mesi, seguita da un'aliquota del 47,6% per altri quattro mesi allo scopo di ovviare al pregiudizio causato all'industria europea da questa pratica commerciale sleale, il dumping. Nel complesso, il dazio provvisorio sarà applicato per un massimo di sei mesi. I dazi provvisori sono assai inferiori al tasso dell'88% corrispondente al dumping di cui sono oggetto i pannelli e questo perché l'UE applica la cosiddetta "regola del dazio inferiore", in base alla quale si impone solamente un dazio al livello sufficiente per ripristinare condizioni di parità. Il dazio provvisorio, oltre a ristabilire una concorrenza leale, farà sì che nell'Unione europea possa continuare a svilupparsi un settore innovativo nell'ambito dell'energia verde.

La Commissione proseguirà ora l'inchiesta e ascolterà i pareri di tutte le parti interessate. Resta inoltre disposta a intensificare i colloqui con la Cina per trovare, mediante trattative, soluzioni alternative soddisfacenti. Entro il 5 dicembre l'UE dovrà decidere se istituire dazi antidumping definitivi per cinque anni.

Il mercato dei pannelli solari

Società UE altamente innovative sono attualmente a rischio immediato di bancarotta a causa della concorrenza sleale di esportatori cinesi, che hanno conquistato più dell'80% del mercato UE e la cui capacità di produzione corrisponde attualmente al 150% del consumo mondiale. Nel 2012 la sovraccapacità della Cina era pari a circa il doppio della domanda complessiva dell'UE. Dalla valutazione della Commissione emerge che l'istituzione di misure provvisorie dovrebbe non soltanto mettere al sicuro i 25 000 posti di lavoro esistenti nel settore della produzione di energia solare nell'UE, ma anche creare nuova occupazione nel settore.

A breve termine potranno essere persi alcuni posti di lavoro nelle società di installazione di pannelli solari, ma con il graduale miglioramento della situazione dei produttori UE e l'aumento della importazioni a partire da altri paesi questi posti di lavoro potrebbero essere ricreati. Le eventuali perdite di posti di lavoro sarebbero in ogni caso assai meno consistenti dei 25 000 posti di lavoro che sarebbero probabilmente persi per sempre nell'industria UE della produzione di energia solare in caso di mancata istituzione di misure.

La decisione presa dovrebbe inoltre contribuire a creare condizioni di parità per l'industria europea delle energie rinnovabili, la cui importanza è fondamentale per gli obiettivi dell'UE nel campo delle energie rinnovabili. Pratiche commerciali sleali adottate in relazione ai pannelli solari non aiutano l'ambiente e non sono compatibili con una solida industria dell'energia solare a livello mondiale. La Commissione ritiene che un mercato caratterizzato da importazioni oggetto di dumping provocherà la cessazione delle attività dei produttori locali e scoraggerà i produttori UE dallo sviluppare tecnologie di punta nel settore delle energie rinnovabili.


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