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Il biodigestore anaerobico di Rimini

Il biodigestore anaerobico di Rimini

L’impianto di Cà Baldacci produce energia elettrica rinnovabile e compost utilizzando la frazione organica della raccolta differenziata 

8.000 MWh all’anno di energia elettrica rinnovabile generata (pari al fabbisogno di circa 9.000 cittadini) e 8.000 tonnellate annue di compost biologico prodotto. Sono questi i numeri più significativi del nuovo biodigestore anaerobico di Cà Baldacci di Rimini, entrato a pieno regime nei giorni scorsi al termine di una fase di avviamento durata circa 6 mesi e realizzato attuando un completo rinnovo all’impianto di compostaggio precedente, con un investimento pari a 10 milioni di euro.

Nel processo di compostaggio tradizionale (aerobico) la frazione organica viene degradata fino alla sua trasformazione in un prodotto stabilizzato e idoneo all’agricoltura, il tutto attraverso un consistente consumo di energia elettrica (dovuto alla necessità di insufflare nel rifiuto grandi quantità di aria) ed alla dispersione in atmosfera sottoforma di calore dell’energia contenuta nelle molecole organiche.

Nell’impianto di nuova realizzazione invece, grazie ad un processo di tipo anaerobico (in assenza di ossigeno), si raggiungono gli stessi risultati con il vantaggio però di recuperare l’energia contenuta nella sostanza organica.

L’impianto, all’avanguardia in Europa, consente la massima valorizzazione della raccolta differenziata della frazione organica. Grazie a un processo di digestione anaerobica completamente a freddo (dunque in assenza di qualsiasi processo di combustione) il rifiuto organico produce biogas, che a sua volta genera energia elettrica rinnovabile e alla fine del processo è trasformato in compost. 

Il processo produttivo all’interno del biodigestore anaerobico

La tecnologia utilizzata dall’impianto, di provenienza tedesca e già utilizzata da AWM, azienda pubblica di igiene urbana di Monaco di Baviera, è tecnicamente denominata di fermentazione a secco (batch dry fermentation).

1. Triturazione.

Il rifiuto, una volta entrato, viene triturato in preparazione delle fasi di lavorazione successive. Un po’ come nell’uomo e negli animali la masticazione è propedeutica alla digestione vera e propria.

2. Digestione.

Inizia a questo punto la fase di digestione dei rifiuti triturati. Questi vengono chiusi per 30 giorni  in celle di cemento armato a tenuta stagna, al buio e al caldo (circa 37°). In queste condizioni si sviluppano dei batteri, del tutto simili a quelli presenti nello stomaco delle mucche, che avviano un processo di digestione anaerobica, cioè in assenza di ossigeno. Tale processo produce un biogas (contenente il 60% di metano) che, opportunamente convogliato, alimenta i motori deputati alla produzione di energia elettrica rinnovabile. Contemporaneamente, parte del calore prodotto viene utilizzato per il riscaldamento delle stesse celle anaerobiche in un circolo virtuoso di cogenerazione che consente un sensibile risparmio di energia.

3. Produzione di energia elettrica rinnovabile.

L’energia elettrica prodotta viene ceduta alla rete elettrica nazionale grazie a una cabina posta all’interno dell’impianto. La potenzialità di trattamento dell’impianto (40.000 tonnellate/anno, invariate rispetto al precedente) consente la produzione di  8.000 MWh all’anno di energia elettrica completamente rinnovabile. In termini pratici significa riuscire a soddisfare il fabbisogno di circa 9.000 cittadini.

4. Stabilizzazione.

Al termine dei 30 giorni il materiale viene estratto dalle celle e per circa 21 giorni, viene spostato sulle cosiddette corsie areate, vale a dire dotate di pavimento forato che consente, appunto, il passaggio di aria per l’areazione del materiale stesso.

Inizia qui la fase di stabilizzazione aerobica, dove grazie all’aria che passa dai fori, il materiale viene asciugato e ulteriormente deodorizzato, agevolandone la trasformazione in compost.

5. Vagliatura.

Successivamente il materiale è sottoposto a un trattamento di vagliatura meccanica per eliminare eventuali materiali indesiderati, come plastica o inerti, e ottenere così un compost di qualità, certificato dal Consorzio Italiano Compostatori.

Un progetto più ampio per potenziare le filiere del recupero in tutta la regione

Il nuovo biodigestore di Cà Baldacci s’inserisce all’interno di un piano più ampio, che sta vedendo il Gruppo Herambiente investire massicciamente per potenziare la filiera del recupero e della valorizzazione dei rifiuti. Tale piano prevede due linee di intervento. Innanzitutto l’infrastrutturazione del territorio con altri impianti di biodigestione anaerobica del tutto simili a quello riminese. A Cesena è già operativo dal 2009 l’impianto della controllata Romagna Compost, primo di questo tipo realizzato in Italia, mentre un altro biodigestore anaerobico è stato attivato di recente a Voltana di Lugo (RA). L’investimento complessivo sostenuto fin qui da Herambiente sui biodigestori è di circa 30 milioni.

L’altra linea di intervento, che comporta un impegno complessivo di circa 20 milioni, riguarda l’installazione, in ogni provincia presidiata, di impianti di selezione del secco a lettura ottica, che vanno ad integrare e potenziare esistenti piattaforme di selezione rifiuti. Dopo le attivazioni, lo scorso anno, di queste soluzioni a Coriano (RN) e Voltana di Lugo (RA), alcune settimane fa sono state attivate quelle di Modena e di Ferrara, mentre all’inizio del prossimo anno l’impianto di selezione “intelligente del rifiuto” sarà inaugurato anche a Bologna.

L’obiettivo di tali interventi, inseriti anche nel Piano Industriale Hera al 2016, è duplice: valorizzare al massimo l’impegno dei cittadini nella raccolta differenziata e confermare la Regione Emilia-Romagna fra le più virtuose in Italia non solo per quanto riguarda le percentuali di raccolta differenziata (attualmente oltre il 51% medio nei comuni gestiti da Hera), ma anche per quanto attiene il materiale effettivamente avviato a recupero. È questo parametro infatti, più che la percentuale di raccolta, il punto di riferimento verso cui sono orientati gli obiettivi europei. Su questo fronte, già ora la percentuale della raccolta differenziata avviata a effettivo recupero da Hera supera il 93%, come calcolato nell’ambito del progetto di tracciabilità dei rifiuti effettuato dall’Azienda in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e certificato da un qualificato ente esterno, quale DNV Business Assurance. 


Minini

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