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Lombardia: moratoria sui termovalorizzatori

Una moratoria per gli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati, fino all'approvazione del nuovo Prgr (Piano regionale di gestione dei rifiuti), prevista fra la fine del 2013 e l'inizio del 2014. È quanto ha deciso la Giunta regionale della Lombardia, dando il via libera alla delibera relativa agli 'Indirizzi provvisori inerenti i procedimenti relativi al rilascio delle autorizzazioni regionali e provinciali all'installazione ed esercizio di impianti di recupero e/o smaltimento di rifiuti urbani'. "Con questo il provvedimento la Giunta regionale ha inteso intervenire su tutte le autorizzazioni inerenti la realizzazione di nuovi impianti o l'ampliamento di quelli già esistenti per il recupero e smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati" ha commentato l'assessore all'Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile di Regione Lombardia Claudia Maria Terzi, durante la presentazione della delibera a Trezzo sull'Adda (Milano).

Impianti esistenti coprono fabbisogno smaltimento
"La delibera - ha proseguito l'assessore - recepisce i dati più aggiornati a nostra disposizione sul reale fabbisogno di smaltimento di rifiuti solidi urbani (Rsu) in Lombardia e li trasmette agli Uffici preposti al rilascio delle autorizzazioni in materia, perché li tengano in debita considerazione nel rilascio delle autorizzazioni stesse". Secondo i dati a disposizione degli Uffici di Regione Lombardia, che andranno a costituire la base del Piano regionale di gestione dei rifiuti di prossima approvazione, i 13 impianti a oggi esistenti in Lombardia, sono più che sufficienti per far fronte al fabbisogno dei prossimi dieci anni, senza bisogno di ulteriori strutture o ampliamenti.

Diminuzione rifiuti solidi urbani
In sede di istruttoria tecnico-amministrativa, quindi, dovranno essere considerati i dati più aggiornati relativi alla produzione totale di rifiuti urbani, andamento della raccolta differenziata, il livello impiantistico per lo smaltimento e il recupero energetico della frazione indifferenziata dei rifiuti urbani. "Il Prgr in fase di elaborazione - ha spiegato l'assessore Terzi - si basa su due pilastri: da una parte, un forte aumento della raccolta differenziata, che stimiamo possa arrivare fino al 67 per cento entro il 2020 (contro il 50,6 per cento attuale), dall'altra, la riduzione del totale dei rifiuti prodotti per effetto della crisi, di politiche virtuose e dell'impegno dei cittadini lombardi (dal 2010 si registra un -2 per cento annuo). La conseguenza naturale sarà una diminuzione dei Rsu, per il cui trattamento vi è già, in Lombardia, una rete di termovalorizzatori e impianti di trattamento meccanico-biologico sufficiente a coprire i quantitativi prodotti al 2010. Oggi la capacità di smaltimento rispetto al fabbisogno è sovradimensionata, nel 2020 gli impianti saranno probabilmente in esubero: non si capisce quindi perché dovremmo autorizzare ampliamenti o persino nuove strutture".

Gli impianti interessati
La delibera interesserà, fra gli altri, due degli undici impianti di competenza regionale, per i quali è in corso un procedimento di valutazione di impatto ambientale per l'ampliamento della capacità di smaltimento: Rea di Dalmine (Bergamo) e Prima di Trezzo sull'Adda (Milano).

Lombardia virtuosa
"La volontà della Giunta Maroni - ha concluso l'assessore Terzi - è di continuare la politica intrapresa da tempo, che mira a rendere la Lombardia indipendente dal punto di vista della produzione e dello smaltimento dei rifiuti, ma questo non vuol dire che dobbiamo diventare la pattumiera d'Italia, accogliendo e smaltendo i rifiuti provenienti da altre Regioni. Noi facciamo il nostro dovere, che lo facciano anche le altre Regioni".
"Questo argomento - ha proseguito Terzi - ha visto l'appoggio anche delle opposizioni in Consiglio regionale, il che mi fa capire quanto questo sia un tema condiviso da tutti i rappresentanti dei cittadini lombardi, proprio perché molto sentito dalla popolazione. È un tema a cui la Giunta Maroni tiene molto e che sono sicura troverà, adesso come in futuro, la piena condivisione del Consiglio regionale".

 


Minini