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Il progetto YouRban sperimenta il primo impianto itinerante per il trattamento dei rifiuti compositi

Il progetto YouRban sperimenta il primo impianto itinerante per il trattamento dei rifiuti compositi

Il truck ideato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano è una fabbrica mobile che porta il trattamento dei materiali compositi on-site ai grandi eventi, alle aziende e in zone remote.

Portare il riciclo avanzato dei materiali compositi e la transizione ecologica direttamente dove si generano i rifiuti, accorciando le distanze tra ricerca scientifica, tessuto industriale e cittadini: è l'obiettivo di YouRban, progetto europeo coordinato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, che si è appena concluso. Il cuore tecnologico del progetto è un impianto truck mobile e itinerante progettato e implementato per il trattamento e il riprocessamento on-site dei materiali compositi a fine vita, e in particolare per la vetroresina. Si tratta di un materiale molto versatile: è usato per gli sci, le racchette da tennis, alcune componenti automotive, pale eoliche e materiali da costruzione.

Il progetto ha coinvolto sette partner tra Italia, Spagna, Austria e Lituania, ed è stato finanziato dall'Unione Europea all'interno del programma New European Bauhaus (NEB). Nello specifico, il truck è stato sviluppato in collaborazione con la start-up Fibereuse Tech e lo studio Origoni&Steiner, secondo un modello modulare e scalabile: questo lo rende replicabile e customizzabile in base alle specifiche esigenze dei distretti industriali o delle diverse tipologie di materiali da trattare.

«Il vero punto di forza di YouRban è stato dimostrare che l'innovazione tecnologica può e deve uscire dai laboratori per incontrare le persone e i territori. Vedere dal vivo la trasformazione di scarti in nuovi prodotti ha permesso ai cittadini di toccare con mano il valore dell'economia circolare» spiega Marcello Colledani, docente del Dipartimento di Meccanica e responsabile del progetto YouRban.

Con la chiusura della fase di sperimentazione, infatti, si aprono ora gli scenari pratici futuri più promettenti per questa nuova tecnologia. Tra le applicazioni principali, oltre a quella di sensibilizzazione dei cittadini attraverso la partecipazione e lo sviluppo di eventi sul territorio, c’è l'erogazione di servizi on-demand per le aziende: il truck infatti può spostarsi nei diversi distretti produttivi per trattare gli scarti di produzione direttamente in loco, azzerando i costi di trasporto dei rifiuti. «Un altro scenario di grande rilievo è la gestione dei grandi eventi, come la Fiera dell’Artigianato o la Design Week, vere e proprie istituzioni del territorio milanese dove la forte concentrazione di allestimenti temporanei richiede soluzioni di trattamento e trasformazione dei residui rapide e virtuose» aggiunge Colledani. Infine, la flessibilità del mezzo consente di gestire la logistica in zone remote e difficilmente raggiungibili, portando il riciclo direttamente sul posto: può essere usato nei parchi eolici, per esempio, facilitando il trattamento delle pale delle turbine giunte a fine vita.

YouRban nasce anche con una forte missione di partecipazione e consapevolezza pubblica: l’impianto è infatti trasparente, e attraverso una finestra rettangolare mostra visivamente ai cittadini il valore concreto della circolarità grazie a delle finestre che permettono di vedere l’impianto in funzione nonostante sia in un container chiuso.

Il progetto YouRban ha validato le proprie tecnologie sul campo con due importanti tappe pubbliche a Milano e Barcellona e una terza, in forma ridotta, a Vienna. In queste occasioni, è stato coinvolto anche il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano: «Il nostro ruolo è stato quello di supportare la creatività dello sviluppo progettuale dei designer e artisti selezionati attraverso delle open call» spiega Stefano Maffei, docente del Dipartimento di Design. I designer internazionali hanno trasformato i materiali compositi riciclati dall'impianto mobile in prototipi funzionali di arredo urbano e oggettistica, dimostrando concretamente la fattibilità tecnica ed estetica dell’economia circolare.


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