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L'industria cartaria italiana: un modello di economia circolare tra primati europei e sfide globali

Un comparto che rappresenta uno dei principali esempi di economia circolare del Paese: l'89% delle materie prime impiegate proviene da fonti rinnovabili o secondarie, il 99% dell'acqua viene riciclato, il 91% dell'energia elettrica è autoprodotto tramite cogenerazione e il 98% delle fibre vergini è certificato da catene di custodia sostenibili.

L'industria cartaria italiana: un modello di economia circolare tra primati europei e sfide globali

Si è tenuta l’Assemblea Pubblica di Assocarta Europa, Energia, Ecosistema Digitale", un momento di confronto tra istituzioni, industria e mondo accademico sulle sfide europee e globali che stanno influenzando la competitività del settore cartario italiano.

L'industria cartaria italiana si posiziona come uno dei pilastri dell'economia circolare nazionale. I numeri evidenziano un sistema produttivo fortemente integrato e sostenibile:

  • Materie prime: L'89% delle materie prime impiegate nel processo produttivo proviene da fonti rinnovabili o secondarie.
  • Gestione idrica: Il settore dimostra un'altissima efficienza nel recupero delle risorse, con il 99% dell'acqua utilizzata che viene riciclata.
  • Certificazione delle fibre: Per quanto riguarda le fibre vergini, il 98% è garantito da catene di custodia certificate e sostenibili.
  • Energia: La sostenibilità riguarda anche i consumi energetici, con il 91% dell'energia elettrica autoprodotta tramite sistemi di cogenerazione.

Questi sforzi collocano l'Italia in una posizione di leadership in Europa: siamo il secondo utilizzatore di carta da riciclare e il secondo produttore di carte e cartoni, alla pari con la Svezia e superati solo dalla Germania.

Il paradosso del riciclo di prossimità

Nonostante questi primati, il settore deve affrontare una sfida strutturale definita come il "paradosso del riciclo di prossimità", analizzato nello studio di Ambiente Italia. Sebbene l'industria italiana utilizzi carta proveniente dalla raccolta differenziata per il 70% del suo fabbisogno, circa un quarto di questa materia prima viene esportata all'estero.

Questa dinamica genera un'inefficienza di sistema: la carta raccolta in Italia viene spedita fuori dai confini nazionali, trasformata in prodotti finiti e poi reimportata. Il risultato è che il 25% della capacità nazionale di riciclo rimane inutilizzato, comportando una perdita economica stimata in 1,4 miliardi di euro e il rischio per circa 1.400 posti di lavoro.

Proposte per il futuro: i titoli per il riciclo

Per correggere queste distorsioni e valorizzare gli investimenti fatti nelle tecnologie "green", il Presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, ha proposto l'introduzione di un meccanismo di titoli per gli utilizzatori di carta da riciclare.

L'idea è quella di assegnare titoli agli impianti in proporzione alla quantità di carta riciclata immessa sul mercato, premiando concretamente il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni climalteranti derivanti dall'uso di materia prima secondaria. Tali strumenti dovrebbero essere riconosciuti ufficialmente ai fini del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, mettendo finalmente la circolarità al centro della politica economica nazionale, in piena coerenza con quanto previsto dal Circular Economy Act europeo.


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